I segreti benefìci di un frutto dimenticato della nostra campagna: il gelsomoro.

more di gelso

Camminando lungo le campagne dell’entroterra marchigiano, è facile essere catturati dalla maestosità e dalla bellezza di un albero che spesso ombreggia la corte delle case coloniche o che, in filari ordinati, ne costeggia i sentieri di accesso : il gelso, un albero che ha nascita antica sul nostro territorio,originario dei paesi che si affacciano sulle coste orientali del Mediterraneo ma diffuso in Europa prima dell’epoca romana. Ne è prova quanto citato nelle Metamorfosi di Ovidio, dove l’antico mito di Piramo e Tisbe narra che i frutti del Gelso si sarebbero tinti del sangue dei due giovani innamorati, che erano soliti incontrarsi sotto la grande ombra di un Gelso dai frutti “bianchi come la neve”. E’ conosciuto da tempi antichi con il nome di mora = ritardo, per il suo tardivo risveglio primaverile rispetto agli altri alberi ; in base al colore dei suoi frutti è classificato in due specie: Morus alba Gelso bianco, Morus nigra Gelso nero. Sembra sia stato proprio il Gelso nero il primo ad essere adattato e coltivato per i suoi frutti, dotati di un miglior equilibrio tra dolcezza e acidità, non solo a fini alimentari, ma anche per scopi medicinali, dai Greci e dai Romani *.

Il suo portamento maestoso e saldo racconta di un antico prestigio, di un’epoca passata in cui il gelso veniva coltivato con cura e maestria in quanto elemento indispensabile nell’ economia rurale, poiché le sue foglie erano il cibo preferito dei bachi da seta. La seta, quel meraviglioso e luminoso tessuto che aveva animato i porti della costa con le trattative di ricchi mercanti provenienti dall’oriente, e che finalmente, grazie a quelle foglie, sarebbe diventata una nuova risorsa per il mondo agricolo. Si possono ancora riconoscere le piante secolari di quei fasti, si distinguono per i loro tronchi contorti e pieni di cavità, dovuti  alle potature radicali  alle quali  periodicamente venivano sottoposte al fine di avere sempre rami giovani, le cui preziose foglie erano più vermiglie, sane e numerose.

Con l’avvento dei tessuti sintetici, la seta ha perso buona parte di mercato e con essa è venuto meno l’interesse locale per l’allevamento dei bachi da seta. E così, la coltivazione del gelso, assai comune un tempo, oggi è quasi del tutto dimenticata. Lo si vede come semplice albero ornamentale, dalla larga fronda, capace di regalare ombra ad un prato sferzato dal sole. È triste vedere marcire a terra, nell’indifferenza, i suoi frutti maturi e dissetanti, perché nessuno desidera raccoglierli mentre sono ancora sui rami : un grande spreco, un affronto verso un albero che generosamente produce  quintali di more ogni anno, senza aver bisogno di alcun tipo di trattamento. E pensare che quei frutti contengono molti principi attivi utili al nostro benessere. Subisce la stessa sorte che tocca agli esseri umani, ad alcuni esseri umani:quante volte non riusciamo a vedere l’immenso valore di una persona solo perché ha un aspetto o dei comportamenti desueti e non alla moda, o quante volte disprezziamo o non mostriamo autentica gratitudine per ciò che generosamente e “gratuitamente” ci viene offerto, nella presunzione che tutto ci sia dovuto. Questo albero ci insegna quanta abbondanza sia alla nostra portata senza che ce ne accorgiamo.

Credo, però, che questa pianta dimenticata, abbia buoni argomenti per catturare la nostra attenzione e, perchè no, per convincerci alla ripresa della sua coltivazione. Primo tra tutti, il gelso è una pianta rustica, che si adatta di buon grado a qualsiasi tipo di terreno. E’ estremamente longeva e resistente, sia alle malattie, che alle temperature rigide dell’inverno;è un albero a foglia caduca, cuoriforme, dalle interessanti tonalità dei verdi e dei gialli , e dai frutti commestibili, rustici, resistenti al mare e all’inquinamento. Ha un apparato radicale molto sviluppato ed espanso, con radici robuste ed elastiche, dalla colorazione giallo-arancio. Per la forza e l’espansione del suo apparato radicale il gelso veniva piantato in gran numero per contenere i fenomeni franosi dei terreni, fenomeni che sono ancora presenti in molte regioni italiane, le Marche incluse. La presenza di filari di gelsi che accompagnano, contengono e ombreggiano le vie d’accesso alle tenute agricole ( e che spesso ad esse danno il nome), sta a rappresentare come la tecnica di riproduzione della pianta per propaggine, molto più veloce della semina e della talea, fosse la prescelta dai contadini.

Forse in pochi sanno che dell’albero di gelso, può essere sfruttata, a fini fitoterapici, ogni parte: frutti, foglie, corteccia e radici contengono numerosi principi attivi che rendono la pianta utilissima a scopo terapeutico contro parecchi disturbi oggi molto comuni.  La mora del gelso è un frutto poco calorico (circa 40 kcal per 100g), contiene buone quantità di ferro (circa 185 mg per 100 g) e discrete quantità di potassio, manganese e magnesio. Tra le vitamine troviamo piccole quantità di vitamina C, vitamine del complesso B e vitamina K. Ciò che differenzia le more di gelso nero, da quelle di gelso bianco, oltre al gusto e al colore, è la presenza di alcune sostanze dalle spiccate proprietà antiossidanti. Tra queste le più importanti sono le antocianine (o antociani), dei pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi (responsabili del colore nero-violaceo del gelso nero) che esplicano un’azione di protezione sull’endotelio vascolare e il resveratrolo, un potente antiossidante, presente anche nell’uva e nel vino rosso, con proprietà cardioprotettive ed antitumorali. Una sostanza che, secondo alcune ricerche svolte su modelli animali, sarebbe in grado di allungare la vita dell’uomo. Dai  frutti si ricava uno sciroppo ad azione leggermente astringente (sciroppo di more) usato in farmacia, che è anche un ottimo collutorio in caso di mal di denti e di infiammazione a carico delle gengive e della gola, nonché per prevenire la carie.

Le foglie, assunte sotto forma di infuso, sono efficaci contro il diabete,; dotate di proprietà diuretiche, sono indicate per combattere mal di gola e tosse. Il decotto di foglie essiccate e bollite in aceto si presta a sciacqui contro il mal di denti. Rutina e quercetina, i principali componenti delle foglie, tengono sotto controllo i livelli dei grassi nel sangue.

La corteccia della radice essiccata del Gelso nero è considerata purgante e tenifuga, mentre quella del Gelso bianco è reputata lassativa e le foglie ipotensive e diuretiche.

Abbiamo già detto che le foglie del Gelso, in particolare quelle del gelso bianco, sono destinate all’alimentazione del baco da seta. Una ricerca commissionata dalla FAO (Benavides, 1995) ha però valutato il loro impiego anche come foraggio per altri animali (suini, bovini, ovini, animali da cortile) dal momento che si tratta di un cibo ben digeribile e appetibile, ma soprattutto sano e nutriente.

Si trovano notizie delle proprietà medicamentose del Gelso anche nella medicina tradizionale cinese, dove viene considerato epatoprotettore, rinforzante delle cartilagini, diuretico e normalizzatore della pressione sanguigna (Zhang, 2008).La farina ricavata dalle foglie del Gelso bianco è stata valutata in una ricerca indiana (Srivastava, 2003) che aveva lo scopo di valutare se esisteva un valore nutritivo nell’alimentazione umana in quello che era un alimento per i bachi: pertanto ha preso in esame il pane indiano paratha preparato con una parte di farina di foglie di Gelso e 4 di farina di Frumento, riscontrando un buon valore proteico.Morus nigra gemme, M.G. 1 DH: ha un particolare organotropismo per il pancreas ed è indicato nelle turbe del metabolismo glucidico in quanto possiede una blanda azione ipoglicemizzante.Morus nigra scorza di radice M.G. 1 DH, negli edemi con oliguria, nell’asma, nelle tossi con dispnea e nei traumatismi (Compendio di gemmoterapia clinica di F. Piterà).

Il problema principale nella raccolta e utilizzo del gelso è la sua veloce deperibilità. I frutti devono essere raccolti quando sono pienamente maturi, cioè quando si staccano facilmente dal peduncolo, e questo ne rende difficile la manipolazione, soprattutto il confezionamento e il trasporto, cosa che ne ha fatto perdere il valore commerciale e, purtroppo, di conseguenza, l’interesse agronomico. Ma non l’interesse verso un uso alimentare domestico o nella piccola ristorazione.Morbide e succose, con una dolcezza temperata da una leggera e piacevole acidità che le rende perfette sia gustate fresche che trasformate,le more di gelso nero possono essere utilizzate per fare un liquore o delle marmellate che ben accompagnano la degustazione di formaggi stagionati dal sapore intenso e piccante. Ottime come ingrediente per dei gelati e una sicilianissima granita, o essere semplicemente uno spuntino rompifame ipocalorico . I gelsi, frutti dalle grandi qualità nutritive e benefiche per la salute, possono essere utilizzati in cucina per fantasiose pietanze sia dolci che salate ( provate il risotto ai gelsi e gorgonzola o i ravioli di ricotta e pecorino con riduzione di gelsi), che, vedrete, non lascerano indifferenti neppure i palati più esigenti che saranno anzi lusingati e sorpresi dal sapore di un frutto non così comune.

Ed è per tutti questi motivi che credo sia importante restituire valore ad una pianta eccezionale, selvaggia e poco esigente, a torto snobbata e dimenticata, che generosamente ci regala i suoi frutti da fine maggio fino a luglio. Non lasciamo sprecare questi doni! Ma mi raccomando, ricordate di indossare dei guanti quando andrete a raccoglierle:le more di gelso nero tingono tantissimo.

*(Bertelli Bargamaschi, 1994)

Informazioni su Rosarita Cipriani

Professional gestalt counselor, svolge attività privata presso il suo studio; separata, madre di tre figlie , si occupa particolarmente di aiutare ed accompagnare le donne nel loro processo di rinascita ed evoluzione post separazione.È presidente della cooperativa sociale di inserimento lavorativo " Incontro di Mani",curando progetti di Intelligenza Emotiva nel lavoro di gruppo; Responsabile, per le Marche,dei progetti formativi dell'Associazione Amnis,rivolti alle aziende e alle grandi/piccole comunità. Conduce gruppi di consapevolezza e padronanza emotiva e di pratica del metodo WELL e gruppi di kindness ' counseling per la crescita sociale. Collabora con uno studio di MG ( medicina generale). Ancona, via Brecce bianche 55/a Tel. 3920010081
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