…non tutti i mali vengono per nuocere. (raggiungere il ben-essere con il metodo w.e.l.l.)

Tocca ad ognuno di noi, nel corso dell’esistenza, confrontarsi con un dolore : esso può essere la conseguenza di una sconfitta, di un abbandono, di un fallimento, di una delusione,di un lutto o di una malattia.Qualunque ne sia la causa, porta lo sconforto nella nostra vita e ne prosciuga la linfa vitale, spegnendo quel fuoco creativo o quella forza istintiva che ci spingono verso il futuro, verso la scoperta. Il dolore toglie senso alla vita e, ancor peggio,quando l’anima avvizzisce fino a perire, diventa esso stesso il senso.

Ma il dolore sa anche essere il più incisivo dei maestri, può divenire la più forte spinta motivazionale al cambiamento, all’apprendimento, alla conquista della consapevolezza e all’evoluzione interiore.

Un dolore ha improvvisamente cambiato la mia vita: quello della separazione da mio marito. Un dolore intenso che sembrava offuscare persino la forza dell’amore per le mie tre figlie, allora molto piccole, nonché la gioia e l’appagamento che una donna prova quando diviene madre. Un dolore che mi faceva viaggiare attraverso la mia esistenza con grande smarrimento, senza entusiasmo, senza prospettive: avevo perduto il senso. Nonostante avessi amato quell’uomo con tutta me stessa, nonostante avessi lottato con coerenza e mi fossi responsabilmente impegnata, mi trovavo improvvisamente in una vita che non sembrava più essere la mia, che non aveva nulla a che fare con i miei desideri e non traduceva i miei valori. Ero sola , arrabbiata e avvilita, senza una casa, senza lavoro ( il mio l’avevo lasciato qualche anno prima, di comune accordo con mio marito, per seguire la crescita delle nostre figlie), il progetto famiglia era distrutto,l’uomo che avevo amato si era trasformato nel mio grande nemico ed io avevo perso la stima e la fiducia nelle mie forze. Mi sentivo fragile, spenta,ma quel che è peggio naufraga nella mia stessa vita, una vita che non rifletteva più il mio mondo interiore. Quella non ero più io! Io piuttosto avevo nutrito, verso la vita, grande entusiasmo. La curiosità aveva animato in me tanti interessi, alcuni dei quali agiti con passione e convinzione.

In particolare una ricerca mi aveva affascinato e accompagnato da sempre: quella del senso, del perché e a qual fine siamo in questo viaggio che è la vita.Cercare di capire da cosa nascano il piacere profondo, il benessere emotivo e la serenità. Capire ,o meglio svelare, che cosa succede ad un essere umano , ed alle sue relazioni con gli altri e con il mondo, quando gli viene a mancare l’equilibrio che lo fa stare bene,di che cosa è fatto questo equilibrio; ma soprattutto acquisire la conoscenza del modo in cui intervenire per aiutare una persona in difficoltà.

Per questo, appena maggiorenne, scelsi gli studi in Medicina,e,ancor prima ( e più a lungo), la lettura di testi filosofici e  di psicologia, anche se, all’epoca, in maniera un po’ disordinata ed improduttiva, a dire il vero… Ma si sa, nella vita niente accade per caso e niente è privo di senso e di utilità.. e così , in quel momento buio,la mia sensibilità, affinata proprio da quel mio timido approccio autodidattico alla psicologia, se da una parte ha persino amplificato il mio dolore , dall’altra è stata la mia prima ancora di salvezza. Sapevo che il dolore è parte normale della vita e che come ogni altra cosa è impermanente; sapevo che ogni trasformazione, ogni rinascita, passano attraverso grandi distruzioni, grandi travagli e confusione. Mi sentivo un puzzle scomposto e sparpagliato da ricostruire, sapevo di avere con me tutti i tasselli, dovevo solo ricomporli…ma come?

Dice un detto” Quando l’allievo è pronto, arriva il Maestro”. E così è stato.

Ho scoperto il counseling e con esso un nuovo sguardo ed una nuova prospettiva. Nel mio percorso di formazione come counselor Aspic ho incontrato grandi Maestri del passato e del presente,persone, storie di vita che sono stati grandi esempi, insegnandomi quanto sia importante mantenere viva la consapevolezza dell’unità “corpo mente ambiente” e riconquistarla quando la si perde. Ho potuto sperimentare il potere del respiro che sempre può ricondurci al qui ed ora, unica dimensione del reale; la forza trasformativa della gratitudine e del perdono. Ho imparato di cosa è fatto il benessere emozionale e quello relazionale. E soprattutto ho potuto sperimentare finalmente il corpo come alleato e come strumento di esperienza e di relazione tra l’ambiente esterno e il me più profondo.

Questa riscoperta del corpo non più come semplice involucro, bensì come via e come artefice del benessere psicoemotivo ed esistenziale, ha spinto i miei interessi verso tutto ciò che lo mantenesse in salute ed in armonioso equilibrio.

Da questo, nonché dalle responsabilità educative come madre, è nata la mia cura verso il CIBO (mangiare), nonché il mio impegno verso lo studio dei principi di una corretta e sana alimentazione. Tre testi in particolare ( Seignalet “ L’alimentazione ovvero la terza medicina” ; Jorg. Pample D. Pamplona Roger “Curarsi a tavola” ; F.Berrino “ Il progetto DIANA”) hanno acceso, in quegli anni, la mia curiosità e attivato la mia ricerca, facendomi capire il ruolo fondamentale esercitato sul nostro benessere dalla frequenza,dalla qualità e anche dalla quantità del cibo che mangiamo.

Ma al tempo stesso ho sperimentato che mangiare non è solo prendersi cura della salute e del benessere, bensì è anche piacere, celebrazione dei sensi e balsamo per l’anima. Il momento dei pasti è un momento “sociale” in cui si pratica l’accoglienza nei suoi diversi colori, si sperimenta la condivisione e il prendersi cura degli altri, il piacere di stare insieme, la generosità dell’offrire e la creatività. Cibo è anche rapporto intimo con la natura e i suoi cicli, è stagionalità, è territorialità come pure sostenibilità, aspetti che hanno arricchito e orientato la mia ricerca e le mie scelte.

Con la cooperativa che ho costituito nel 2013, e di cui sono Presidente, abbiamo portato questi principi e queste convinzioni nella scuola. Nel gestire il bar interno ad un Istituto professionale, abbiamo cercato di trasformare questo spazio (e il momento della “merenda”) in un luogo in cui venissero praticati, oltre all’educazione alimentare, l’accoglienza, la gentilezza, l’ascolto empatico, la gratitudine, per favorire l’incontro e le buone relazioni, fondamento del benessere ambientale soprattutto a scuola.

Ma il corpo non ha bisogno di solo cibo: esso è pensieri e sensazioni che diventano emozioni, è contatto, è relazioni, è movimento, è forza energia..azioni. E’ esperienza.

Un infortunio, la rottura ,per la seconda volta, del tendine di Achille e la susseguente riabilitazione, mi ha permesso di riscoprire la magia del camminare, non solo come attività terapeutica e salutare, ma come un momento di attenzione per me stessa e per ciò che mi circonda; un nuovo modo di vivere la natura, i borghi, lo spostarsi e persino il ritmo della vita.

Viaggiare grazie al mezzo più naturale e di cui nessuno può privarci, i nostri piedi, entrando in contatto con la spontaneità dei luoghi, assaporare con pienezza ogni stimolo, ogni incontro insieme a quella sensazione di libertà e di potenza che solo la consapevolezza di poter contare sul nostro corpo ci può regalare.

Poggiare i piedi per terra è sentire solida la nostra presenza nel mondo, è radicamento, senza il quale l’astrazione dei pensieri, o la stessa spiritualità, diverrebbero un perdersi. Il raggiungere un luogo a piedi è poi frutto della volontà, dell’intenzionalità, della capacità di mantenere viva la motivazione anche di fronte alle difficoltà, alla fatica , fino al raggiungimento degli obiettivi. E’ la metafora della costruzione del proprio percorso di vita passo dopo passo. E come nel cammino la bellezza è nel viaggio più che nella meta, così è per la vita:per questo è importante nutrire la consapevolezza di ogni momento, la presenza e la focalizzazione su ciò che stiamo esperendo.

Camminando apprendi che la fatica della salita – e non solo della salita- è necessaria perché conduce alla meta e che è proprio questa fatica che permette di sperimentare la propria potenza, la resistenza, la tenacia. E in un’epoca che ci insegna ad evitare la fatica come fosse qualcosa di vergognoso, è galvanizzante poter sperimentare il suo potere edificante!! Perché senza fatica e senza tenacia, senza la capacità di dosare le forze e mantenere il passo costante, non riusciremmo a giungere in cima ai nostri stessi sogni. E’ dietro la fatica e le difficoltà che si nascondono grandi opportunità e grandi realizzazioni.

Quello che ho imparato da questi anni è che il viaggio della vita, al di là dei successi e dei risultati, è un percorso di incessante ricerca di significato e un continuo processo di apprendimento e di consapevolezza:senza questa ricerca e questa consapevolezza, la vita ci scivolerebbe  addosso.

Mi ritorna alla mente, ora mentre scrivo, la riflessione con cui Frankl apre il suo libro “Alla ricerca di un significato della vita”. Egli scrive:

Non amare il successo. Quanto più lo ami e lo prendi come obiettivo, più ti allontanerai da lui. Il successo, così come la felicità, non può essere perseguito: deve accadere, e accade solo come effetto collaterale di una dedizione personale a una causa più grande di se stessi o come prodotto della dedizione a una persona che non è se stesso.” E ancora: “L’Amore è l’obiettivo più alto a cui l’uomo può aspirare . Ho così capito il significato del maggiore segreto che la poesia, il pensiero e la crescita umana possono rivelare:la salvezza dell’uomo viene attraverso l’amore e nell’amore”.

Non credo ci sia altro da aggiungere; definire l’amore è molto difficile e riduttivo. Mi piace pensare, anzi ne sono convinta, che AMARE sia una qualità del nostro essere che, se non repressa ma piuttosto nutrita, permea ogni attimo della nostra esistenza regalandole senso e bellezza. Amiamo, allora, senza misura!

Camminare, mangiare sano, apprendere attivamente ed amare senza misura: perché diventano un metodo? E soprattutto che  cosa è un metodo e come ci viene in aiuto?

La parola “metodo” ha una etimologia greca (meta+dos) e significa “ strada con la quale si va oltre” .

Ho scelto la parola metodo con l’intenzione di indicare delle attività che diventino un’abitudine intenzionale, esercitate in modo sistematico, con buona volontà, con passione e precisione, per costruire un risultato che pertanto non sarà casuale ma ripetibile.

Metodo WELL per dire che il nostro benessere ha bisogno di tutti e quattro queste attività ( walk, eat, learn, love) che sono ognuna necessaria ma non sufficiente . Metodo WELL per dire che il nostro benessere non è casuale, ma può essere volontariamente costruito e determinato in modo incondizionato ma intenzionale. Non esistono situazioni o soggetti per i quali il metodo non abbia efficacia: è utile al singolo, come ad un piccolo gruppo, ad una comunità, e può essere applicato in qualsiasi ambito, contesto e momento della vita.

Il metodo W.E.L.L traccia anche le linee guida dei percorsi di crescita personale,dei workshop che propongo e conduco, oltre che il mio intervento individuale di aiuto. In particolar modo applico il metodo WELL con gli adolescenti: insegnare senza insegnare ma “camminando” loro accanto,condividendo l’esperienza ma soprattutto offrendo loro l’opportunità di sperimentare direttamente ciò che si vuole loro insegnare, in modo da far sì che diventino essi stessi gli autori ed artefici del loro apprendimento. E’ questo quello che intendo per Apprendimento Attivo, ed è quello che pratico spesso guidata dal mio maestro , il dott. Stefano Cristofori, allievo diretto del prof. Jerome Liss che per primo  è stato il fautore dell’apprendimento attivo.

…..e per concludere (cito me stessa)

Non esiste dolore o sconfitta che non possano essere superati, e per farlo servono poche semplici cose che sanno regalarci il ben- essere. Ben-essere che è molto più dello star bene: è essere “bene”, agire il bene perché stiamo bene. Sono cose semplici, ma vanno praticate con metodo. Ed è importante che ognuno di noi lo faccia e non solo per se stesso.Ogni cambiamento e progresso sociale, infatti, partono dall’evoluzione individuale. Persino il ben-essere e l’equilibrio della nostra società passano attraverso una visione e una costruzione sana ed equilibrata del ben-essere individuale.
                                          E’ questo lo scopo del metodo WELL

 

Avrò modo di approfondire ogni singolo aspetto del metodo in questo blog. Potrai trovare gli argomenti già trattati nell’archivio/indice, nonché a breve materiale scaricabile.Sarà un grande piacere rispondere alle tue domande come pure esserti d’aiuto o semplicemente di stimolo.

A presto!

Informazioni su Rosarita Cipriani

Professional gestalt counselor, svolge attività privata presso il suo studio; separata, madre di tre figlie , si occupa particolarmente di aiutare ed accompagnare le donne nel loro processo di rinascita ed evoluzione post separazione.È presidente della cooperativa sociale di inserimento lavorativo " Incontro di Mani",curando progetti di Intelligenza Emotiva nel lavoro di gruppo; Responsabile, per le Marche,dei progetti formativi dell'Associazione Amnis,rivolti alle aziende e alle grandi/piccole comunità. Conduce gruppi di consapevolezza e padronanza emotiva e di pratica del metodo WELL e gruppi di kindness ' counseling per la crescita sociale. Collabora con uno studio di MG ( medicina generale). Ancona, via Brecce bianche 55/a Tel. 3920010081
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in counseling; benessere psicofisico e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...